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SERMONI E MEDITAZIONI     

         "Non temere...t'ho chiamato per nome" (Isaia 43:1)

Il numero di volte in cui il credente viene esortato a non temere è sicuramente la dimostrazione che l'essere timorosi e apprensivi è una delle tentazioni più comuni che da sempre si è presentata all'uomo. Nel mondo si consiglia di non aver timore, ma, spesso, senza poter fornire valide ragioni per non averlo. Nella Bibbia il motivo per cui non dovremmo essere preoccupati è legato a un preciso comandamento. Non dobbiamo temere poiché siamo redenti dal Signore. Ancora oggi ci troviamo di fronte alle parole del Signore, che così spesso ci consolano, ed è buono chiederci di cosa e di chi dovremmo preoccuparci. Molti di noi temono il futuro; il domani sconosciuto potrebbe portare con sé l'afflizione e il bisogno, la perdita della salute o delle ricchezze. Ma la risposta a tutti questi timori è che il Signore è il nostro Pastore e che noi non mancheremo di nulla. La risposta a tutto questo è che Dio è sul trono e, fino a quanto ci umiliamo e Lo cerchiamo, Egli ci benedirà in ogni situazione. Il Signore ci ricorda che Egli ha promesso di condurre i Suoi fino alla vecchiaia, e nella malattia Egli se ne prende cura. Per il vero credente non c'è ragione di temere e di essere anziosi; non esiste, infatti, difficoltà che non sia già stata soddisfatta attraverso una specifica promessa da parte di Colui che non viene mai meno.

        "Contristati, eppure sempre allegri" ( II Corinzi 6:10)

L'apostolo descrive la vita cristiana con una serie di paradossi: contristati, eppure sempre allegri; poveri eppure arricchenti molti, e così via. Nel credente si uniscono elementi opposti tra loro, eppure tutti assolutamente veritieri. Noi ci rallegriamo di una gioia indicibile. Come è vero tutto ciò se arriviamo a conoscere Gesù! Ci rallegriamo del Suo perdono e della Sua presenza. Ci rallegriamo del fatto   che Cristo governi su ogni cosa, ma siamo addolorati nel vedere che il principe di questo mondo malvagio sembra avere il potere assoluto. Non dobbiamo cessare di rallegrarci e rattristarci, e tantomeno smettere di preoccuparci e di soccorrere coloro che si trovano nel bisogno e nel pericolo. Queste due fasi della vita cristiana devono essere sempre riconosciute e coesistere. Per fare questo è necessario continuare ad avere comunione con il Signore, il Quale condividerà con noi la Sua vita, in modo che ciò che vero per Lui, sia vero anche per noi.

   

 

"Non temere io sono il primo e l'ultimo" (Apocalisse 1:18)

Quale ineffabile consolazione si genera in noi dal sapere che il Signore Gesù non soltanto è Colui che ha iniziato la nostra salvezza, ma è Colui che la porterà anche a compimento. Il Signore, però, doveva portare a compimento la nostra salvezza, perché Egli è l'ultimo, così come anche il primo. Non cesserà di operare, fino a quando non avrà completato tutto ciò che ha progettato a nostro riguardo. Egli ora sta operando in noi, e continuerà finché l'opera di santificazione non sia completata, fino al momento in cui non avrà inizio la gloria eterna. Questo potente Dio e Salvatore, che vive l'eternità, ha stipulato un patto con tutti coloro che sono in Cristo, per portarli nella gloria e per perfezionare ogni cosa che li riguarda. Non dobbiamo dunque temere, poiché il Signore ci precede e ci segue. Non c'è alcun altro come Lui; nessuno Gli è pari. Tutte le gerarchie dell'Inferno, così ben agguerrite e abilmente dirette, non sono nulla al cospetto del nostro Signore Gesù Cristo. Dio è potente a salvare ed Egli è Colui che porta a compimento ogni cosa e in tutti.

Ciro Roselli 14 Novembre 2015

 

"Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto

ai bisogni miei e di coloro che eran meco."

(Atti 20:34)

IL LAVORO

Leggere del lavoro delle proprie mani nella Bibbia può risultare strano quando ci si aspetta di leggere solo cose che riguardano gli aspetti religiosi. Invece, e non c'è da meravigliarsi, si parla anche di cose di tutti i giorni come il lavoro. In questo versetto, lo Spirito Santo, evidenzia come il proprio lavoro sia indispensabile per sovvenire ai bisogni quotidiani e aiutare coloro che sono in maggior difficoltà .Esso rappresenta una necessità e bisogna considerarlo come uno strumento della nostra sopravvivenza. Non si può, quindi, vivere solo per il lavoro, trascurando tutti gli altri aspetti della vita: la famiglia, l'amicizia, la chiesa.

E' sbagliato privilegiare il lavoro a scapito della nostra vita spirituale, non partecipando alla comunione con la chiesa. Seppure gli impegni di lavoro ce lo impedissero, non dovremmo mai trascurare la preghiera, unico e indispensabile momento per aver comunione con Dio! Il nostro lavoro deve anche contribuire a sostenere la chiesa e la sua opera, ma non permettiamo che le offerte servano solo ad acquietare la nostra coscienza. Aggiungiamo al nostro dare anche un utile servizio. Il Signore ci aiuti ad essere dei buoni servitori.

Ciro Roselli 1 maggio 2016



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